
Avete citato entrambi l’assenza dello Stato nella politica culturale albanese e le ripercussioni che ha avuto sul finanziamento e sulla gestione della cultura. Immaginate per un momento che qualcuno del Ministero della Cultura stia leggendo questo dialogo in cerca di consigli. Quale dovrebbe essere il ruolo dello Stato nel sostegno della produzione culturale in Albania, nella partecipazione attiva a questa produzione e nella promozione della stessa? Che cosa mi dite delle ONG e degli altri enti culturali presenti nel Paese? In che modo la politica culturale attuale del governo (limitata esclusivamente al turismo) può essere utilizzata per favorire gli scambi e la collaborazione all’interno della Regione Adriatica? Credo che questa domanda si riagganci alla mia preoccupazione sul dialogo paritario: che cosa servirebbe all’Albania per partecipare a uno scambio equo con gli altri Paesi della regione, dell’Europa e del resto del mondo? È possibile ottenere questo obiettivo nella situazione politica ed economica attuale del Paese?
Quello che promuovono in Albania, cioè il turismo di massa a basso costo, non aiuterà molto gli scambi culturali, anche se certi eventi, come il Butrint Ancient Theater Festival, potrebbero aprire le porte a piccole troupe indipendenti della regione. Tuttavia, il governo di Tirana ha lo spazio di manovra necessario per prendere provvedimenti che promuovano lo scambio culturale nell’area adriatica, senza spendere quantità spropositate di denaro. Per esempio, potrebbe investire nella costruzione di uno studio di registrazione all’avanguardia da qualche parte lungo la costa, da affittare a musicisti albanesi, italiani e di altri Paesi dell’area adriatica, gettando così le basi per una nuova ondata di collaborazione e scambio all’interno della regione e al di fuori.
Un’altra cosa che il governo di Tirana potrebbe fare è fornire un locale da adibire a cinema in cui trasmettere film italiani e di altri Paesi della regione adriatica, comprese produzioni albanesi. Credo che l’ambasciata italiana potrebbe fornire i film gratuitamente e che le autorità albanesi potrebbero assicurare una gestione adeguata del locale.
Non sono d’accordo con le considerazioni di Ardian: gli interventi di questo tipo sono destinati a fallire perché non sono strutturati intorno a un progetto. Il mondo è pieno di organizzazioni non governative (ONG), organizzazioni che non sono veramente appoggiate dallo stato in cui operano e che lavorano sempre al posto del governo e non con il governo.
L’unico modo di ottenere un cambiamento reale è costruire un progetto di sviluppo nazionale autentico e non un nuovo studio di registrazione o un villaggio della musica. Tutto parte dalla scuola, dall’istruzione. Se qualcuno del Ministero della Cultura stesse leggendo questo dialogo, gli chiederei di spingere a favore di maggiori investimenti nell’istruzione di ogni ordine e grado. Per me, questa è l’unica possibilità che qualunque stato del mondo ha per poter progredire in qualsiasi settore culturale e pratico. Dobbiamo costruire una nuova sensibilità educando insieme persone diverse che hanno interessi diversi. Non dobbiamo dar loro qualcosa che percepiscono come non necessario, come un nuovo museo o un nuovo studio di registrazione.
Perché uno studio di registrazione? Perché incoraggiare musicisti italiani e stranieri a registrare con i musicisti locali? Perché fungeranno da semi, come il granello di sabbia che aiuta l’ostrica a creare la perla. Lo studio di registrazione è qualcosa di tangibile, visibile, che è lì. È la dimostrazione del fatto che qualcosa di magico può accadere proprio dietro l’angolo.
Ovviamente, anche le organizzazioni private possono costruire studi di registrazione o cinema, ma la questione è il ruolo del governo. La tua idea sul fatto che il governo dovrebbe concentrarsi sull’istruzione è ottima in sé, ma la trovo troppo generica nel contesto della nostra discussione. È come suggerire che il governo dovrebbe onorare i propri impegni. È ovvio che dovrebbe, ma non è sufficiente.
Ti chiedi come mai un musicista italiano dovrebbe venire a registrare in Albania. Forse perché è molto conveniente rispetto a Capri? O perché l’idea di lavorare con musicisti locali è attraente, chi lo sa? Avere contatti con grandi artisti può aiutare decine, se non centinaia, di artisti locali albanesi a trovare un motivo per cui continuare a essere artisti piuttosto che rinunciare al proprio sogno e diventare contabili o bagnini.
In altre parole, credo nel piantare i semi, ma non credo molto ai servizi sociali generici. Per quasi 50 anni, il regime albanese ha investito in ogni tipo di programmi artistici surrogati nelle scuole: musica, teatro, danza, poesia (io per esempio suonavo la chitarra nell’orchestra della scuola). Se si guarda la situazione della produzione artistica e la sua accoglienza nell’Albania di oggi, si nota che non è venuto fuori nulla dagli sforzi del passato, perché nessuno ci ha messo il cuore.
L’istruzione (e in particolare l’istruzione artistica) è importante, ma gli studenti hanno bisogno di un motivo per cui credere e questo motivo non può essere dato dall’istruzione stessa. Deve essere trovato al di fuori delle mura scolastiche.
Le tue preoccupazioni sul ruolo dello Stato e delle ONG sono cruciali per il problema dello sviluppo e del sostegno della cultura in Albania e nella regione. Il governo ha poca o nessuna responsabilità nel supporto e nel finanziamento della cultura, in parte perché questo ruolo è stato rivestito da enti internazionali in Albania, come Soros, KulturKontakt, ProHelvetia e le ambasciate straniere, che hanno sollevato lo Stato da ogni responsabilità e autorità nello sviluppo culturale. Quindi in un certo senso hai ragione quando dici che le ONG e le iniziative alternative non possono essere la fonte principale di produzione culturale e di supporto alla produzione stessa. Dovrebbero essere supplementari, ma non possono essere onnicomprensive nel modo in cui lo deve essere la politica culturale statale. Non c’è un mercato o un sistema di fondazioni o di enti filantropici in Albania che possa prendere il controllo della situazione al posto del governo, quindi un modello americano di politica culturale è sbagliato.
Allora come possiamo costruire un contesto favorevole? Si dovrebbe istituire un programma culturale statale forte? Credo che qualcosa si possa fare creando opportunità e iniziative per il supporto del settore artistico da parte di privati e aziende, qualcosa di analogo agli incentivi fiscali che esistono negli Stati Uniti. Si può costruire un contesto favorevole promuovendo l’arte e la cultura prima di tutto fuori dall’Albania e, in modo strategico, nell’arena internazionale. E proprio qui si deve inserire l’istruzione, rivestendo un ruolo cruciale nella creazione e nel sostegno della domanda di cultura da parte del pubblico. Come ha suggerito Ardian, perché la cultura si sviluppi abbiamo bisogno di nuovi teatri, musei e centri espositivi, laboratori musicali e cinematografici. In questo modo si creerebbe un contesto favorevole in Albania, che porti gli artisti a voler rimanere e lavorare e, cosa più importante, a impegnarsi e parlare al pubblico.
Abbiamo bisogno di nuove strutture culturali, di politiche dell’istruzione che incoraggino uno spirito di apertura, creatività e collaborazione e abbiamo bisogno di politiche statali forti che incoraggino la collaborazione regionale e la condivisione di nuove idee entusiasmanti. Una volta ottenuto tutto questo, le condizioni per la promozione della cultura all’interno e all’esterno della regione miglioreranno. Negli anni a venire prevediamo che il movimento artistico in Albania e nell’Euroregione Adriatica continui a svilupparsi, così saremo veramente in grado di parlare di una scena culturale transfrontaliera fiorente nella regione.
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